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Passerò una stagione all’inferno come Rimbaud

I nomi del diavolo ha ottenuto due dischi di platino in pochi mesi dopo la sua uscita. Kid Yugi, ventitreenne di Massafra, è una delle migliori promesse del rap italiano.
Ma come si può capire a fondo qualcuno se non si conoscono le sue origini?

Le origini

Francesco Stasi “Kid Yugi” nasce a Massafra (Taranto) il 14 aprile 2001. La sua famiglia è “regolare”: Il padre è un commerciante che lavora al mercato cittadino, mentre la madre è infermiera. La sua evidente penna colta non deriva da una carriera accademica nel senso classico del termine. Ecco cosa racconta al riguardo ai microfoni di Billboard «Quello che sviscero nelle tracce viene prettamente da una cultura personale, niente di accademico o scolastico. Mi è sempre piaciuto leggere, guardare film, e in qualche modo qualcosa si è accumulato. Pensa che il primo anno di superiori l’ho fatto al tecnico industriale, andavo a scuola in un paese qui di fianco al mio. Poi non mi andava più di svegliarmi così presto la mattina e ho deciso di cambiare scuola. Sono andato al liceo del mio paese».

Il primo singolo

Nel 2022 pubblica il suo primo singolo da solista a nome Kid Yugi, Grammelot. Il nuovo moniker si rifà in parte a Kid Cudi, in parte al cartone animato giapponese Yu-Gi-Oh!
Due mesi dopo, ad aprile 2022, esce Sturm Und Drang, singolo pubblicato per Underdog Music e Virgin Records Italia.
Il pezzo che dal titolo rende un chiaro omaggio al movimento che diede vita al Romanticismo tedesco di fine Settecento, è l’anticipazione del primo album di Kid Yugi pubblicato: The Globe. 

Il Successo con la S maiuscola

Nonostante i numeri per lui  non siano tutto (come detto in varie interviste), rimangono comunque importanti e hanno parlato chiarissimo con Kid. Il suo ultimo progetto artistico (I nomi Del Diavolo, 2024) è stato certificato disco d’oro in una sola settimana e doppio platino in pochi mesi. Il progetto esplora il concetto di male attraverso diverse prospettive, ispirandosi a opere letterarie come Il signore delle mosche di William Golding e includendo collaborazioni di rilievo con artisti come Sfera Ebbasta, Geolier, e Tedua. Ecco le parole prese da una sua intervista: «Io non voglio che i ragazzini credano che se io ce l’ho fatta loro non possono farcela, perché io ero esattamente come loro. Se ci credete veramente ce la farete».


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