Sto viaggiando a bordo di un’astronave.
Tra poco atterrerò su un pianeta mai esplorato.
Sono Jason Walker, un esploratore galattico di soli ventotto anni. Ora è il duemilacentocinquanta e sono in viaggio da un anno per raggiungere Tetra, un pianeta mai esplorato.
Fin da piccolo sognavo di fare l’esploratore e, dopo aver frequentato la Scuola Aeronautica Galattica, mi sono laureato in ingegneria aerospaziale. Subito dopo la laurea, conseguita a pieni voti, l’Agenzia Italiana Galattica (A.I.G.) mi ha assunto e formato per affrontare il lungo viaggio verso Tetra.
Come prima cosa, mi hanno fatto vivere a gravità zero per un mese, poi mi hanno fatto provare “l’esperienza del secolo” mettendomi dentro una sorta di “centrifuga” per due minuti: se non fossi svenuto, avrei superato il test. Ovviamente non l’ho superato subito, ma dopo molto allenamento finalmente ci sono riuscito.
Infine, mi hanno illustrato tutti i possibili incidenti che sarebbero potuti accadere, come incendi ai motori, collisioni con asteroidi e molto altro. Mi hanno addestrato a risolvere queste problematiche e, dopo un anno di preparazione, finalmente arrivò il giorno del decollo: otto luglio duemilacentoquarantanove, ore nove e trentasette del mattino.
Il decollo avvenne perfettamente, così come i trecentosessanta giorni successivi. Il trecentosessantunesimo giorno, però, il giorno dell’atterraggio, i propulsori dell’astronave si ruppero. Io e i miei sette compagni decidemmo di sganciarli e iniziammo a orbitare attorno a Tetra.
Dopo una settimana di orbita, eravamo abbastanza vicini da poterci lanciare dall’astronave senza rischi. Fortunatamente, la gravità di Tetra era più debole di quanto avessimo previsto, quindi la caduta fu ancora più facile da controllare.
Appena toccammo il suolo, iniziammo a esplorare Tetra senza sapere cosa aspettarci, dato che non era mai stato esplorato. La prima cosa che notammo fu una torre in lontananza. Dopo aver raccolto la radio che ci teneva in contatto con la Terra, ci incamminammo verso la torre.
Arrivati, trovammo un villaggio abitato da creature che assomigliavano molto agli esseri umani, ma molto più piccole e basse. Appena ci scorsero, si inchinarono davanti a noi, pensando che fossimo divinità. Cercammo di spiegare loro che eravamo solo astronauti, ma, non parlando la loro lingua, non ci riuscimmo.
A quel punto, dopo aver contattato la Terra per farci venire a prendere, iniziammo ad annotare e fotografare tutto il possibile. Dopo due anni, finalmente, l’astronave arrivò e ci riportò a casa.

bravo