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Gli studenti della classe 4G hanno assistito allo spettacolo La scuola che (non) c'è, ideato e messo in scena dal Teatro Prova di Bergamo. Si sono poi confrontati su alcune domande e hanno deciso di condividere con noi le loro riflessioni, che riportiamo qui di seguito. 
La scuola che (non) c'è: due attrici danno voce alle vicende e al sentire delle ragazze e dei ragazzi che frequentano la scuola di oggi, attraverso un mosaico di storie schiette e sincere, talvolta provocatorie e taglienti che innescano una serie di (necessarie) riflessioni: quanto la scuola sia una meravigliosa occasione per studenti, insegnanti e società, quanto si sforzi di rispondere alle esigenze e stare al passo coi tempi, quanto sappia orchestrare le capacità, le intuizioni, i bisogni.

Buona lettura!


testo e regia Francesca Poliani
con Anita Gandossi e Beatrice Gotti
scenografia e costumi Andrea Colombo
audio e luci Marco Raineri


  1. DESCRIVI LA SCENA CHE TI HA COLPITO E RACCONTA PERCHÉ.

● La scena che mi ha colpito di più è stata quando la madre obbligava la figlia a fare ciò che voleva lei e non ciò che realmente piaceva alla ragazza.

● La scena che mi ha maggiormente colpita, è stata sicuramente quella in cui l’attrice, che rappresentava una studentessa di nome Sofia, tornata a scuola dopo tanto tempo per via di una malattia , si trova di fronte ad una situazione sgradevole dove la professoressa chiede ai suoi compagni se dovesse essere bocciata. Mi ha colpita perché mi sembrava una cosa ingiusta, sia per quanto riguarda la domanda della professoressa agli studenti che per tutte le mani alzate dei compagni.

● La scena che mi ha colpito di più è stata la ragazza che non parlava con sua mamma e non si confrontava con lei, mi ci rivedo molto perché non parlo spesso con i miei genitori chiudendomi e tenendo tutto per me, soprattutto se si parla della scuola.

● La scena che mi ha maggiormente colpito è quella in cui il protagonista aiuta una persona in difficoltà senza aspettarsi nulla in cambio. Mi ha colpito perché mostra un grande gesto di generosità e umanità. In quel momento mi ha colpito quanto sia importante essere gentili e solidali con gli altri. Questa scena mi ha fatto riflettere ed emozionare.

  1. A CHI CONSIGLIERESTI QUESTO SPETTACOLO TEATRALE E PERCHÉ?

● Questo spettacolo lo consiglierei, oltre che agli studenti che si possono ritrovare in queste determinate situazione, ai docenti. Perché anche loro sono stati protagonisti dello spettacolo e hanno un ruolo fondamentale nella vita dello studente.

● La consiglierei alle famiglie che hanno figli nell’età adolescenziale perché penso che rispecchi tutti e due i punti di vista, sia da parte del genitore che da parte del figlio e di come viene vissuta la scuola da entrambi, sul fatto emotivo dello studente che magari si fa le paranoie su dei voti e dalla parte del genitore che vuole solo dare una mano ma magari lo fanno nel modo sbagliato.

  1. SE OGGI FOSSI LA REGISTA DI UNA PICCOLA COMPAGNIA TEATRALE, QUALE TEMATICA PORTERESTI IN SCENA RIGUARDANTE IL MONDO DELLA SCUOLA?

● Se io fossi una regista porterei in scena l’ansia che si manifesta negli studenti durante un’interrogazione o una presentazione orale, in modo tale da far capire come si sente una persona che prova questa sensazione all’interno del sistema scolastico.

● Porterei la tematica dello studio e di come i professori accantonano troppo spesso il fatto che dietro a noi alunni ci sono vite, problemi ed impegni, e che non ci sono solo loro e la scuola.

● La vita di classe: cosa accade durante le 5,6 ore di scuola in classe, come si sentono, cosa cambiare nel corso dell’anno e perché, cosa cambia di classe in classe.

● Penso che tratterei il tema del bullismo, cosa di cui hanno trattato anche nello spettacolo che siamo andati a vedere però in modo più specifico. È un tema attuale e presente in tutte le scuole e secondo me dato che è un po’ sottovalutato, vedere uno spettacolo può aiutare a sensibilizzare.

● Se io fossi la regista mi concentrerei molto sullo stato d’animo, sull’ansia e sui bisogni, e talvolta sulla paura che gira intorno agli studenti e alla scuola. È vero che per alcuni alunni andare a scuola è un’attività normale ma ci sono anche persone che provano difficoltà ad andarci, non sentendosi abbastanza. Affronterei le varie situazioni in classe ma credo che quella più importante sia quella emotiva.

● Se io fossi una regista concentrerei leggermente di più lo spettacolo su quegli alunni impossibilitati nel venire a scuola a causa di problematiche familiari, personali e o a malattie, o su tutte quelle persone che per anni hanno vissuto la scuola come una gabbia perché non erano in grado di esprimere le loro capacità semplicemente per una diversa metodologia di apprendimento o una tipologia più lenta; è importante che ancora oggi se ne parli di più e si faccia sensibilità sul tema DSA e BES. I professori non comprendono queste difficoltà e le scambiano per mancato interesse o deboli facoltà ed è vero, a volte, ma a volte per chi ha una diagnosi DSA molto pesante che grava sulle sue spalle non è facile far cambiare idea alle persone e quindi anche se ce la metti tutta, quel professore sarà solo capace di dirti “io vedo che si impegna ma… non riesce a svolgere una verifica base, non riesce a costruire una frase sensata, non capisco perché non inserire la punteggiatura in un elaborato..”. Beh queste frasi talvolta fanno male perché a volte non ci si capisce veramente altre volte, individuato il problema, dalla parte dei docenti si fa finta di nulla e si continua con la propria strada. Questo è un tema fondamentale per far capire cosa vive un DSA e BES tutti i giorni quando varca la porta di scuola (è messo sotto pressione da molti).


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