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La campagna Posto occupato, un’iniziativa “a costo zero e a chilometro zero”, come la descrive la sua ideatrice Maria Andaloro, è nata nel 2013. L’idea è semplicissima: per ogni donna uccisa viene occupato un posto in un luogo pubblico o privato. Una sedia in un teatro, una panchina in un parco, un posto in un consiglio comunale. Non importa dove, ma che quel posto rimanga occupato per metterci a confronto con l’assenza di quella donna.

Qual è l’obiettivo della campagna?

Denuncia l’assenza di una donna che avrebbe potuto essere con noi. Quella donna manca in tutte le attività del quotidiano, poteva essere una mamma, una professionista, un politico. Il senso è di rendere questa assenza-presenza una memoria tangibile e un monito per non sottovalutare i sintomi della violenza, perché il femminicidio è l’ultimo atto estremo commesso sul corpo di una donna. Prima c’è la violenza verbale, psicologica e economica. Se chi è vittima di violenza non ha indipendenza economica probabilmente continuerà a subire, che è soprattutto vero se ha dei figli. Lì s’innesca anche la violenza assistita dei bambini che se pure non vengono picchiati vivono le relazioni violente dei genitori.

Come è nata l’iniziativa?

È partita in un piccolo centro della provincia di Messina, Rometta, il paese in cui vivo. Una donna su tre è vittima di violenza quindi è un problema culturale che tocca tutti, tutte le famiglie, tutte le comunità sia piccole che grandi. Con Maria Grazia di Gennaro, la grafica che ha sviluppato il logo di Posto occupato, abbiamo lanciato quest’iniziativa per evitare che le date fossero la commemorazione a calendario, l’indignazione a tempo. Il 25 novembre, la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne,  è una data importante però uno degli hashtag che accompagna Posto occupato è #nonsoloil25novembre, cioè contro la violenza 365 giorni l’anno.

Gli uomini sono la causa della violenza sulle donne?

La violenza è un problema culturale. Infatti, Posto occupato è una campagna contro la violenza, non contro gli uomini: non è il maschio il nemico, ma la cultura violenta. La violenza di ogni genere, non solo quella contro le donne. Le discriminazioni sono i semi della violenza, perché se vivi in un luogo brutto, ti imbruttisci. Se vivi in un luogo violento, respiri quel linguaggio.

Posto occupato offre delle soluzioni al problema della violenza sulle donne?

Non dà soluzioni, ma tiene alta l’attenzione al problema. Tutti i giorni e ovunque. Fa percepire che cosa significa vivere senza un pezzo della società. Dobbiamo lavorare sull’educazione, sulla prevenzione e sull’informazione giusta. Agire dopo non serve, punire non è una soluzione. Bisogna lavorare nelle famiglie e nelle scuole per dare un messaggio di rispetto dell’altro. Perché un bambino diventa un buon adulto se è a contatto con degli adulti buoni.

Lo Stato può proteggere le donne dal femminicidio?

È giusto fidarsi delle istituzioni perché è un proprio diritto essere protetti. Fa molta più notizia il reato, mentre non sappiamo quante donne sono state salvate dalle autorità, per una questione di privacy. Posto occupato è nato anche per lanciare un messaggio di fiducia verso le istituzioni. Perché quando si dice che una donna è stata uccisa benché avesse sporto denuncia, è un messaggio devastante per una donna che vorrebbe chiedere aiuto alle autorità.

Come si può aderire all’iniziativa?

Basta andare sul sito, scaricare la locandina e metterla su una sedia, una macchina, una poltrona, in un’università, un teatro, un comune. Le foto le pubblichiamo sulla nostra pagina Facebook. Posto occupato non chiede di aderire, è libera e spontanea.

Silvia Carminati

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